
Le mie piante se ne fregano di me
Ogni settimana dedico diverse ora all’amorevole cura delle mie piante d’appartamento. Ciononostante, sembra che non gliene freghi nulla. Cosa significa vivere con le dinamiche di una relazione unilaterale.
Le piante sono ingrate. Mi azzardo ad andare oltre e dire che sono l’equivalente dei gatti, ma senza pericolo di ferirsi. Sempre che non si tratti di cactus. Dai loro acqua, nutrimento, amore e coccole. E a volte, quando non c'è nessuno in casa, gli parli con la vocina acuta o inizi pure a scherzarci. Ricambieranno il tuo affetto con molestie di vario tipo, o morendo direttamente. A seconda di come gli gira. Sta di fatto che ti faranno impazzire.
Ecco sei cose che faccio per le mie piante che a loro semplicemente non interessano.
1. Mettere nella giusta luce
A volte mi sento come una mamma dell'alta società che insegue i riflettori in una sfilata di moda per bambini tenendo la sua prole per mano. Sposto, giro o riposiziono continuamente i miei pargoli verdi, solo per assicurarmi che ricevano abbastanza luce o che non si brucino. Il risultato? Le punte delle foglie sono così croccanti da fare invidia alle patatine del Burger King, e le strisce della Calathea un tempo rosa ora sono solo un bianco sbiadito.

2. Travasare continuamente
Se non sono lì lì per morire o carbonizzarsi, le piante crescono. Crescono così velocemente, che ho a malapena tempo di riprendere fiato prima che la prossima pianta mi implori di dare più spazio alle sue radici. Terra compattata, foglie cadenti, radici che crescono avidamente fuori dai buchi del sottovaso. È un ciclo senza fine. Il mio seminterrato ora assomiglia a un centro di giardinaggio. È una distesa di vasi e sottovasi. Ma io continuo a cercare invano il vaso della misura giusta per il prossimo travaso. Ne serve uno nuovo.
3. Miscelare il terreno
Alcune piante crescono nei luoghi più strani e nelle condizioni più impensabili: in mezzo al cemento, nel deserto, cavolo una volta ho addirittura visto un albero crescere in mezzo a un lago. Le mie piante d'appartamento, invece, sono delle dive. Nessun terreno è alla loro altezza. Il terriccio per piante verdi che ho accuratamente arricchito con perlite e fibra di cocco? Morte certa. Beh, non proprio, ma potrei giurare che la mia pianta storce il naso.

4. Fertilizzante e nutrizione manuale
L'anno scorso ho ricevuto una piantina di pomodoro da mia madre. Ero determinata a farla crescere e l'ho annaffiata quotidianamente per diverse settimane. Gli ho dato sostegno ogni volta che era necessario. Ma la raccolta è stata comunque scarsa. Tre piccoli pomodorini. Uno marcio. Niente insalata di pomodori per me. La mia disciplina non è servita a niente.
Anche il mio calendario di fertilizzazione, una tabella amorevolmente progettata da me in cui inserisco la data in cui concimo ogni pianta, sembra lasciare indifferenti i miei pargoli verdi, vista la mancanza di un solo accenno di effetto positivo dovuto al fertilizzante. Tuttavia, il massimo impegno che ho preso è per la mia venere acchiappamosche, una vera bellezza carnivora: sono andata a caccia di mosche perché lei stessa non riusciva a prendere niente. Ma appena finita l'estate, è morta.

5. Guerra ai parassiti
Il film della Disney «A Bug's Life - Megaminimondo» è stato girato a casa mia, ne sono certa. Acari, moscerini dei funghi o chissà cos'altro: le mie piante hanno invitato più di una volta insetti di tutti i tipi nelle mie quattro mura senza chiedermi il permesso. Così ogni tanto vado in guerra, equipaggiata con velenose compresse effervescenti che aggiungo all’acqua prima di annaffiare, orribili trappole gialle appiccicose e spray antiparassitari che fanno più male alla mia speranza di una vita senza parassiti che ai parassiti stessi. Ancora oggi, c’è un cimitero di moscerini dei funghi in ogni secondo vaso.

6. Cure estetiche
Dato che le mie piante d'appartamento non sono esposte alla pioggia, della spolveratura, della pulizia e, a seconda del tipo di pianta, anche della nebulizzazione, devo occuparmene io. Per me rimane un mistero come nemmeno 24 ore dopo il mio laborioso lavoro manuale, un velo grigio stia già coprendo di nuovo le foglie.

Dopo tutto il lavoro, le lacrime e la disperazione, nuove foglie o timidi accenni di propaggine sono come un raggio di speranza. Come un grazie silenzioso sussurrato da qualcuno al vento. Ma l'effetto è di breve durata, perché una nuova foglia significa nuovi problemi. E se osassi anche solo far crescere una nuova pianta dalla propaggine, avrei un compagno di stanza in più che mi farebbe impazzire.
È l'inizio della fine. Ma lo faccio comunque. La speranza è l’ultima a morire.
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Sono una fanatica estrema di Disney e il mio mondo è tutto rosa e fiori. Venero le serie tv anni '90 e sono devota alle mie sirenette. Se non sto danzando sotto una pioggia di glitter, mi trovi a un pijama party o a incipriarmi il naso. P.s.: con la giusta tecnica puoi conquistarmi.